La sala cinema di ArtVerona
La sala cinema è Il cinema è lo spazio dedicato alle proiezioni di opere video provenienti da collezioni pubbliche e private tra cui CNAP – Centre national des arts plastiques di Parigi, Collezione Anna e Francesco Tampieri e Collezione Giorgio e Anna Fasol. La programmazione, che comprende anche una selezione di video candidati dalle gallerie partecipanti ad ArtVerona, è attiva durante tutti i giorni della fiera.
OPERE VIDEO
CNAP – Centre national des arts plastiques (58 minuti)
La Maddalena Chair, Ila Bêka & Louise Lemoine, 2014, 25’
All Together Now, Hans Op de Beeck, 2005, 6’20’’
Blanche-Neige Lucie, Pierre Huyghe, 1997, 4’
Spatial Film, Camille Henrot, 2007, 11’41’’
The Artist, Laure Prouvost, 2010, 10’10’’
Collezione Anna e Francesco Tampieri (36 minuti)
Encounter, Elena Mazzi, 2021, 5’30”
Un pechiche para Benkos, Marcos Avila Forero, 2016, 5′ 27″
Terra Asciutta, Adrian Melis, 2020, 8′ 33″
Elaboraciòn de 40 piezas rectangulares para la construcciòn de un piso, Adrian Melis, 2008, 5′ 40″
Preaching Avant-Garde to the Commuter, Joanna Malinowska, 2005, 6′
The Crown, Kymani Ceder, 2019, 5′ 38″
Collezione Giorgio e Anna Fasol (34 minuti)
I verdi giorni, Diego Perrone, 2000, 2’30”
Dejeuner avec Marubi, Anri Sala, 1997, 4’7″
An introducing to the repair, Kader Attia, 2012, 10′
Musica per Camaleonti, Eva Marisaldi, 2003, 5’20”
The Cristal Gaze, Ursula Mayer, 2007, 8′
Skinheads Swimming, Sislej Xhafa, 2002, 3’40”
Film proposti dalle gallerie (51 minuti)
Galleria Giampaolo Abbondio
Rumbling Earth, Elyla, 2024, 12’48’’
E3 Arte Contemporanea
La grande occasione, Ugo La Pietra, 1973, 13’42’’
La ricerca della mia identità, Ugo La Pietra, 1974, 8’
hui.red
The Future We Lost, Gao Wenqian 2018, 8’8”
Futura Art Gallery
3pmcc018, Magdalena Fernández, 2018, 4’13”
4pmc019, Magdalena Fernández, 2019, 3’12”
Red Lab Gallery
L’anima non è nient’altro che una rosa, Caterina Gobbi, 2026, 1’31’’
PROGRAMMA
VENERDÌ 9 OTTOBRE
11.00 – 12.00 CNAP – Centre national des arts plastiques
12.00 -12.36 Collezione Anna e Francesco Tampieri
12.36 -13.10 Collezione Giorgio e Anna Fasol
13.10 – 14.02 Film proposti dalle gallerie
14.03-14.36 Collezione Giorgio e Anna Fasol
16.00-16.36 Collezione Anna e Francesco Tampieri
18.00-18.50 Film proposti dalle gallerie
18.50 – 19.50 CNAP – Centre national des arts plastiques
19-50 – 20.26 Collezione Anna e Francesco Tampieri
20.26 – 20.58 Collezione Giorgio e Anna Fasol
SABATO 10 OTTOBRE
11.00 – 12.00 CNAP – Centre national des arts plastiques
13.30 – 14.06 – Collezione Anna e Francesco Tampieri
14.06 – 14.39 – Collezione Giorgio e Anna Fasol
16.00 -16.51 Film proposti dalle gallerie
16.51 – 17.51 CNAP – Centre national des arts plastiques
17.51 – 18.27 Collezione Anna e Francesco Tampieri
18.27 – 19.00 Collezione Giorgio e Anna Fasol
DOMENICA 11 OTTOBRE
11.00 – 12.00 CNAP – Centre national des arts plastiques
13.30 – 14.06 Collezione Anna e Francesco Tampieri
14.06 – 14.39 Collezione Giorgio e Anna Fasol
14.39 – 15.30 Film proposti dalle gallerie
15.30 – 16.30 CNAP – Centre national des arts plastiques
16.30 – 17.06 Collezione Anna e Francesco Tampieri
17.06 – 17.39 Collezione Giorgio e Anna Fasol
17.39 – 18.30 Film proposti dalle gallerie
18.30 – 19.00 CNAP – Centre national des arts plastiques
SINOSSI
CNAP
Il Centre national des arts plastiques (Cnap) è una collezione ministeriale francese con sede a Parigi. Le sue origini risalgono alla Rivoluzione francese, quando nacque la nozione di patrimonio comune. La collezione conta attualmente oltre 107.000 opere di 22.000 artisti che vengono rese accessibili al pubblico attraverso prestiti a musei e istituzioni pubbliche e progetti di co-produzione nel mondo.
La Maddalena Chair, Ila Bêka & Louise Lemoine, 2014, 25’
Sull’isola di Budelli, un vero e proprio paradiso terrestre, Mauro Morandi, custode dell’isola, vive da solo da 25 anni, come un Robinson Crusoe del XXI secolo. Utilizzando ciò che le grandi maree depositano sulle spiagge dell’isola, crea oggetti, sculture e mobili.
La Maddalena Chair, realizzata da Morandi con legno galleggiante e frammenti di vetro di Murano provenienti dall’antico Arsenale, è un atto poetico che ci invita a riflettere sulla responsabilità di chi crea, che sia un architetto, un artista o un’istituzione.
All Together Now, Hans Op de Beeck, 2005, 6’20’’
Il video è un ritratto di tre gruppi di persone che partecipano a momenti conviviali.
Una lenta panoramica mostra tre tavolate, ciascuna delle quali raffigura un gruppo distinto. il primo gruppo è riunito dopo un funerale, il secondo mostra un icevimento di nozze con gli sposi e le loro famiglie e l’ultima scena ritrae la festa di compleanno. Attraverso una coreografia di piccoli gesti, conversazioni e sguardi d’intesa, il video rivela i rapporti tra i commensali.
Blanche-Neige Lucie, Pierre Huyghe, 1997, 4’
Nell’opera Blanche-Neige Lucie l’artista filma Lucie Dolène, la voce francese della Biancaneve di Walt Disney, mentre descrive la sua lotta per salvaguardare i suoi diritti di interprete, che sono stati alienati dalla Disney. Il parlato è dissociato dall’immagine e la storia di Lucie Dolène è trasmessa come sottotitolo. Quella di Pierre Huyghe è una riflessione che parte dall’immaginario di uno dei personaggi più noti dell’intrattenimento e svela la sofferenza personale di un’esistenza reale.
Spatial Film, Camille Henrot, 2007, 11’41’’
In Spatial Film Camille Henrot riprende l’interno dell’appartamento dell’architetto Yona Friedman. Il film presenta un archivio commentato dalla voce di Yona che comprende i suoi oggetti, le opere, i suoi libri di filosofia. Lo spazio viene ripreso dall’artista dalla prospettiva di Baltkis, cane di Yona e personaggio chiave dell’universo dell’architetto ottantaseienne. La conversazione si sviluppa su temi vari, film, tecnologia e processi creativi, spostando poi il punto di vista sul cane Baltkis.
The Artist, Laure Prouvost, 2010, 10’10’’
The Artist racconta la figura del nonno defunto dell’artista, presentato come un artista concettuale.Il film non segue una trama lineare. È un montaggio veloce di immagini quotidiane, scritte, suoni e una voce narrante, quella della stessa Prouvost, che si rivolge direttamente allo spettatore. La voce racconta e commenta, ma spesso in modo contraddittorio, ironico o confuso. Gli elementi che compongono l’opera sono tutti di finzione.
COLLEZIONE ANNA E FRANCESCO TAMPIERI
La collezione Anna e Francesco Tampieri, avviata più di vent’anni fa, consiste in una rete di relazioni fra opere di differenti media, che spaziano dal concettuale alle tematiche sociali e politiche, dai panorami sonori al mondo interiore.
La nostra attenzione si rivolge prevalentemente a giovani artisti, seguendone il percorso e sostenendone i progetti, finché è possibile, prendendoci il rischio di finire in terre incognite. La collezione è uno strumento per conservare e poi restituire alla società qualcosa che per sua natura non deve rimanere nascosto.
Anna e Francesco Tampieri
Encounters, Elena Mazzi, 2021, 5’30”
Elena Mazzi osserva la sintonia tra corpo e paesaggio grazie a un viaggio in Islanda, dove sono presenti impianti termali caratterizzati spesso da piscine naturali, alimentate da acqua calda di origine geotermica. Il lavoro si focalizza sulla piscina di Seljavallalaug, costruita da un abitante che ha ‘intagliato’ una montagna negli anni ’20 del Novecento per insegnare ai suoi concittadini a nuotare. La forma di questa piscina e la storia ad essa collegata diventano di estrema rilevanza simbolica, sia a livello paesaggistico, sia a livello sociale, per i forti valori di solidarietà ad essa connessi.
Un pechiche para Benkos, Marcos Avila Forero, 2016, 5′ 27″
In questo lavoro l’artista chiede a un musicologo e percussionista congolese di attivare il tamburo della comunità di San Basilio di Palenque, reinterpretando i codici segreti con i quali gli schiavi africani comunicavano durante il periodo coloniale.
Accompagnate dal suono del tamburo, due voci si intrecciano raccontando di un migrante clandestino nascosto nella stiva di un cayuco che tenta di attraversare il Mediterraneo e la storia di Benkos Biohò, ucciso nel 1622, leader del primo movimento di emancipazione degli schiavi in Colombia. Il tamburo diventa il mezzo per ricollegare il passato alla contemporaneità, dove imperialismo e post-colonialismo coesistono tuttora.
Terra Asciutta, Adrian Melis, 2020, 8′ 33″
Nell’Acquedotto Augusteo del Serino a Napoli, del quale sopravvivono i resti romani ma che ha perso la sua funzione primaria, l’artista crea un dialogo tra i resti stessi e gli abitanti dell’area Borgo Vergini – Rione Sanità.
A questo fine utilizza la tecnica Foley Art, che permette di riprodurre suoni specifici usando diversi tipi di oggetti. L’artista quindi lavora con alcuni abitanti che utilizzando oggetti trovati nei dintorni producono il suono dell’acqua che scorre, delle gocce che cadono. L’acqua che una volta scorreva nelle condotte ora è assente e viene evocata. L’acquedotto non ha più la funzione originale ma ne acquista una nuova: per qualche ora diventa una occasione di lavoro e di socializzazione; da spazio di contemplazione a spazio produttivo.
Elaboraciòn de 40 piezas rectangulares para la construcciòn de un piso, Adrian Melis, 2008, 5′ 40″
A Cuba, a causa della mancanza di materiale per l’edilizia, i lavoratori di uno stabilimento sono ridotti a passare le otto ore di lavoro seduti attendendo la fine della giornata.
Approfittando di questo tempo sospeso, l’artista promuove un ‘coro di lavoro’ dando nuova vita alla fabbrica. Ogni operaio imita il rumore di una macchina utensile, creando l’impressione sonora di una ripresa della produzione. Alla fine della giornata, tutti insieme producono il rumore di un autocarro carico che si allontana. Il video gioca sul contrasto tra le immagini fisse e il rumore caotico prodotto dagli operai.
Preaching Avant-Garde to the Commuter, Joanna Malinowska, 2005, 6′
La performer in abito da concerto esegue il brano 4’33” di John Cage nella metropolitana di New York, affollata di pendolari, su un pianoforte giocattolo. Il rumore del treno rende l’esecuzione perfetta, secondo l’intenzione di Cage. La chiave di volta dell’opera è che qualcuno si rende conto che qualcosa di inusuale sta capitando, ma rimane preso nei propri pensieri.
The Crown, Kymani Ceder, 2019, 5′ 38″
The Crown racconta cosa significa ‘naturally Black hair’ creando una ode poetica per persone olandesi afrodiscendenti orgogliose delle proprie origini e della peculiarità dei propri capelli. Kymani Ceder ci conduce in un viaggio tra passato e presente, la tradizione delle acconciature e la realtà odierna, focalizzandosi sui concetti di collaborazione e comunità.
Il film ha coinvolto numerose personalità del mondo artistico olandese, con un contributo speciale di Robin Ramos.
COLLEZIONE GIORGIO E ANNA FASOL
La collezione Giorgio e Anna Fasol, conosciuta con l’acronimo AGIVERONA, nasce dalla passione collezionistica di Giorgio e Anna Fasol. Fin dai primi anni si configura come una collezione di ricerca, votata al contemporaneo e intesa come strumento per la conoscenza e il supporto di giovani artisti. Oggi la collezione vanta opere di giovani e giovanissimi artisti, in un continuo confronto tra generazioni e geografie.
I verdi giorni, Diego Perrone, 2000, 2’30”
L’animazione ritrae un gruppo di bambini che compiono un atto di apparentemente immotivata aggressione. Nulla nella designazione della vittima rivela l’esistenza di una volontà o di una logica estranea al gioco, e i ruoli degli aggressori sono arbitrari e interscambiabili con quello dell’aggressore. Ll’impulso immediato di energia che ha generato l’atto di violenza si arresta bruscamente e si trasforma in un momento di incredulità e di sollievo.
Dejeuner avec Marubi, Anry Sala, 1997, 4’7″
Anri Sala crea un incontro tra la sua eredità albanese e un capolavoro dell’arte francese – Le Déjeuner sur l’herbe di Édouard Manet – in una giustapposizione incongrua. Tre donne in abiti tradizionali sono indaffarate attorno a una macchina da cucire. L’inserimento di un dettaglio di Le Déjeuner sur l’herbe in questa immagine appare come un “incontro accidentale” che introduce colori e nudità in una fotografia molto classica. I personaggi di Déjeuner vengono gradualmente “inghiottiti” dalla macchina da cucire che presto avrà finito di tessere un abito tradizionale per la giovane donna nuda dipinta da Manet, rendendola simile alle sarte.
An introducing to the repair, Kader Attia, 2012, 10′
L’opera indaga il processo di ricostruzione come sopravvivenza di un’identità.
L’artista esplora il concetto di riparazione degli oggetti nel loro contesto originario indagando la commistione tra culture europee ed extra-europee. Attia accosta le immagini di questi oggetti riparati a quelle delle gueules cassées, i soldati sfigurati della Prima guerra mondiale. Le immagini di cicatrici e riparazioni che scorrono una dopo l’altra invitano a riflettere sull’alienazione culturale e sulla ricerca dell’identità.
Musica per Camaleonti, Eva Marisaldi, 2003, 5’20”
Il video nasce durante un viaggio di Eva Marisaldi in Madagascar nel 2003 ed è ispirato al racconto Musica per camaleonti di Truman Capote. L’idea iniziale è di sperimentare la proverbiale capacità dei camaleonti di cambiare colore, mettendoli in relazione con la musica. La componente musicale è realizzata insieme a Enrico Serotti, che improvvisa con strumenti elettronici davanti ai camaleonti. Marisaldi filma l’azione. Durante l’improvvisazione, alcuni uccelli presenti nell’ambiente circostante iniziano a vocalizzare, creando una sorta di contrappunto naturale alla musica elettronica.
The Crystal Gaze, Ursula Mayer , 2007, 8′
In Crystal Gaze tre donne popolano un ambiente sontuoso: le magnifiche stanze Art Déco di Eltham Palace a Londra. Vestite con impeccabili abiti d’epoca e gioielli di perle, che evocano lo sfarzo degli anni ’20, le donne diventano il mezzo attraverso cui Mayer traccia un parallelo visivo con la tradizione del cinema classico hollywoodiano e le sue star iconiche.
Skinheads Swimming, Sislej Xhafa, 2002, 3’40”
Nel video Skinheads Swimming, Xhafa reinterpreta l’immagine di una coppia di
skinhead che si tuffano romanticamente nella Fontana di Trevi a Roma, evocando la
celebre scena de La dolce vita di Federico Fellini. La scena sovverte l’immaginario
associato agli skinhead, tradizionalmente legato alla violenza e all’aggressività, per
concentrarsi invece su un momento di intimità, amore e romanticismo.
FILM PROPOSTI DALLE GALLERIE
Galleria Giampaolo Abbondio
Rumbling Earth, Elyla, 2024, 12’48’’
Elyla evoca lo spirito poetico del vulcano Masaya, o Popogatepe — un termine della lingua mangue che significa “montagna che brucia”. Questo iconico vulcano, situato nel cuore della “Cintura di fuoco del Pacifico”, simboleggia il legame indissolubile tra il nucleo infuocato della Terra e le culture viventi della regione. Contrastando le eredità coloniali imposte nel panorama geoculturale del proprio Paese, Elyla si confronta con il capolavoro teatrale folcloristico del XVI secolo El Güegüense, reimmaginandone i costumi attraverso una prospettiva *cochón* ispirata alla storia LGBTQ+ del Nicaragua. Rumbling Earth invita il pubblico di tutto il mondo a riflettere su come i corpi, le terre e i ricordi portino il peso delle storie coloniali — e su come possano anche diventare terreno fertile per la resistenza, la trasformazione e un futuro condiviso.
E3 Arte Contemporanea
La grande occasione, Ugo La Pietra, 1973, 13’42’’
Realizzato in occasione della XV Triennale di Milano, il film è stato girato all’interno della Triennale che, vuota, esprime la carica di tensione e di attesa di un artista di fronte alla sua “grande occasione”, chiamato finalmente ad esprimersi attraverso una grande mostra in un luogo istituzionale.
La ricerca della mia identità, Ugo La Pietra, 1974, 8’
Il film è stato realizzato attraverso la successione di immagini del viso di la Pietra dal 1938 al 1974, continuamente confrontate con l’immagine del momento (1974). Attraverso questa successione si ha così la sensazione che per trentasei anni la Pietra abbia affannosamente e lentamente tentato di raggiungere un “modello finale” (il suo volto del 1974).
hui.red
The Future We Lost, Gao Wenqian 2018, 8’8”
L’opera mette a confronto il futuro immaginato dalle generazioni passate con il presente reale. Tra il XVIII e il XX secolo l’umanità ha elaborato numerose visioni per il XXI secolo in ambiti come architettura, tecnologia, urbanistica e stili di vita. L’artista ha raccolto e riorganizzato queste previsioni, selezionando in particolare i piani rimasti irrealizzati nei tempi previsti o abbandonati. Il lavoro invita inoltre a riflettere sulla natura delle nostre attuali proiezioni sul futuro, il cui esito resta incerto.
FUTURA ART GALLERY
3pmcc018, Magdalena Fernández, 2018, 4’13”
L’opera fa parte della serie Pinturas Moviles Corporales e approfondisce il tema della natura vista attraverso l’astrazione geometrica, utilizzando la figura umana per evocare il mare, la sua superficie e il suo suono. In 3pmcc018 Magdalena Fernández sostituisce il segno grafico con il corpo umano. Ogni partecipante è un punto. Insieme, i corpi tracciano linee e superfici che si muovono come onde e cambiano da uno stato all’altro dell’acqua, guidati dal respiro collettivo e dalla voce.
4pmc019, Magdalena Fernández, 2019, 3’12”
Realizzato a Caracas all’interno del ciclo di opere Pinturas Moviles Corporales, il video mostra un reticolo composto da persone che si muovono al ritmo di una respirazione di gruppo. La griglia geometrica prende vita, si compone e si scompone seguendo il respiro sincronizzato dei partecipanti. In quest’opera l’artista affronta simbolicamente la scarsità di pane, acqua e luce nel Venezuela di quegli anni, e ne celebra la forza resiliente ed emancipatrice.
Red Lab Gallery
L’anima non è nient’altro che una rosa, Caterina Gobbi, 2026, 1’31’’
Nel video L’anima non è nient’altro che una rosa, un’ortensia brucia su una chitarra elettrica in rame. Bruciando, il fiore lascia delle tracce sul metallo: l’aumento della temperatura accelera l’agitazione degli atomi e innesca reazioni di ossidazione o modifiche della struttura cristallina. Il nome botanico dell’ortensia, Hydrangea, deriva dal greco e significa “vaso d’acqua”. Come noi, le ortensie sono composte in gran parte d’acqua. Ciò che resta del fiore non è il fiore, ma il segno che lascia: un’impronta di calore sul metallo. Forse è questo che chiamiamo anima, non qualcosa che il corpo contiene, ma qualcosa che si lascia oltre di sé.