Per Gruppo Euromobil il rapporto con l’arte non rappresenta un ambito accessorio, ma una componente strutturale della propria identità .
Fin dal 1982 il Gruppo sviluppa il proprio percorso secondo un principio distintivo che integra design, arte e sport come fattori sinergici della costruzione del brand. Questo legame nasce prima di tutto dalla passione dei fratelli Lucchetta, che nel tempo hanno costruito un rapporto diretto e personale con il mondo dell’arte. In questo orizzonte in una posizione privilegiata si colloca la personalità e l’opera di Carmelo Zotti.
Quella di Carmelo Zotti (Trieste 1933 – Treviso 2007) è stata una carriera artistica particolarmente ricca e articolata: una ricerca che fin dal periodo di formazione all’Accademia di Venezia sotto la guida di Bruno Saetti è venuta affiancando pittura e disegno, mettendo in evidenza l’importanza dell’espressione segnica e del suo rapporto inscindibile con il colore.
Dopo aver esordito nei termini di un realismo di matrice espressionista, non privo tuttavia di trepide grazie formali e aver esplorato, attorno alla metà degli anni Cinquanta, le possibilità di una libera parafrasi del reale caratterizzata da una sempre più ampia autonomia del segno e delle cromie, ben presto la sua sempre viva propensione a figurare verrà confrontandosi anche con le molteplici risorse dell’informale.
Nuove e significative sollecitazioni gli verranno altresì da stimolanti viaggi e soggiorni in Egitto, in India e in Birmania e, in seguito negli Stati Uniti e soprattutto in Messico, e ancora in Olanda e in Germania, nei Balcani e nel Nord Europa, avendo così la possibilità di ampliare i propri orizzonti entrando in contatto con culture, modi di vita ed espressioni artistiche sempre diverse.
Su tali basi, in un’Italia, in quegli anni spesso ancora chiusa in visioni provinciali e conservatrici o in concezioni repressivamente moralistiche, Zotti verrà viceversa volgendo la propria attenzione ai misteriosi universi dell’eros, alle affascinanti e talora destabilizzanti scoperte dell’antropologia, della psicologia del profondo e dell’etnologia, confidando nelle possibilità dell’immagine di riuscire a esplorare e comunicare più ampi e vitali orizzonti di libertà .
Anche contrapponendosi all’invasione delle nuove tecnologie e dell’informazione massificata e all’incombente e oppressiva omologazione della nuova società consumistica che troveranno i loro corrispettivi nelle diverse fenomenologie della Pop Art, ecco allora Zotti rifondare la propria creatività immergendosi nell’universo del mito, concepito non come un repertorio di riferimenti eruditi, bensì come un fermentante magma immaginativo in grado di esprimere e dar forma alla complessa e talora contraddittoria varietà e ricchezza dell’attuale esistenza.
Ne emergerà una figurazione insieme coltissima e spontanea, ricca di nascosti riferimenti poetici, filosofici e letterari e via via nutrita da originali confronti.
La sua pittura andrà configurandosi sempre più come teatro mitico i cui protagonisti animano i luoghi del fantastico e del visionario. Ambiti e spazi che – riecheggiando Böcklin, Puvis de Chavannes, De Chirico, Savinio, ma, nello stesso tempo rimeditando originalmente anche sulla rinnovata figuralità di Bacon, sulla pittura dell’anima di Munch e sull’incisiva espressività di Kirchner, e ancora sulla fermentante proliferazione cromatica di Bonnard, sulle metamorfosi surrealiste di Max Ernst e sulla magica plasticità del Novecento italiano di Artuto Martini e di Sironi, non senza profondi richiami alla grande tradizione veneta di Tiziano, Tintoretto e Sebastiano del Piombo – aprono, senza eclettismi, agli affascinanti misteri dell’interiorità e alle insondabili complessità delle relazioni umane.
Sguardo nordico e solarità mediterranee, evocazioni oniriche ed evidenze naturali, impulsi fantastici, emozioni e riflessioni concorreranno così a una inesausta esplorazione del reale affrontato non con intenti di pura mimesi, ma con una coinvolgente volontà critica e propositiva.
Personalità affettuosa, fraterna, ironica e gioviale, seppur estremamente riservata per quanto riguarda le fonti della sua opera, Zotti è stato docente all’Accademia di Venezia e maestro di un notevole stuolo di artisti e allievi non solo italiani.
Le sue non sono figurazioni sdolcinate o eufemistiche, né si tratta soltanto di appelli e messaggi da individuo a individuo: le sue opere coinvolgono infatti ambiti comunicativi più ampi e socialmente determinati, riuscendo a trasfigurare gli innumerevoli aspetti del reale, non solo tramite i flussi di energia che sono in grado di suscitare, ma soprattutto per la straordinaria pietas che una fraterna considerazione di sé e degli altri riesce a nutrire di sempre nuove linfe, nella consapevolezza dell’infinita accidentalità del vivere.
Dino Marangon





Carmelo Zotti, Spiaggia d’olanda, 1971, olio su tela, 170 x 150 cm
Carmelo Zotti, La coppia, 1974, olio su tela, 150 x 180 cm
Carmelo Zotti, Faraona, 1980, olio su tela, 150 x 180 cm
Carmelo Zotti, Serale / Il grande albero, 1985, tecnica mista su tela, 200 x 140 cm
Carmelo Zotti, Tentazione, 1989, olio su tela, 180 x 200 cm