INTERVISTA A DORA GARCÍA
LL: A Verona il tuo lavoro nasce in un luogo in cui la memoria delle guerre coloniali, la vicenda di Achille Forti e le tensioni contemporanee intorno all’appartenenza e alla cittadinanza si sovrappongono. Come immagini che i performer, in quanto cittadini di Verona, e tutte le persone coinvolte nel progetto possano entrare in relazione con vicende così temporalmente distanti tra loro?
DG: Voglio citare Faulkner: “Il passato non muore mai. Anzi, non è nemmeno passato” e allo stesso tempo cito una mia frase: “Non è il passato, ma il futuro, a determinare il presente”. Entrambe le cose sono vere. Il passato è sempre con noi, non dimentichiamo, e anche se perdoniamo, non vuol dire che dimentichiamo. I nostri morti sono sempre vicini a noi. Allo stesso tempo, il presente non è così determinato dai morti, famosi o no, o dalla nostra memoria, ma è determinato soprattutto dalla nostra capacità di immaginare un futuro, un futuro comune e pieno di speranza. Senza questa immaginazione del futuro non esiste l’amore, né la vita. E’ un futuro comune, di tutti, in cui ci siamo tutti. Nessuno può né deve esserne escluso.

Ph. Alice Brazzit
LL: La performance affida una parte della propria forma ai partecipanti, che non sono soltanto interpreti ma contribuiscono anche alla produzione dei testi e dei cartelli. Come avvengono questi momenti di creazione condivisa e che ruolo hanno nel processo di costruzione dell’opera?
DG: Parto sempre dal presupposto che nel mio lavoro sono soprattutto un’apprendista. Io vengo per imparare. Non ho nessuna soluzione, so molto meno degli altri. I partecipanti mi insegnano, perché sono loro che vivono qui, che conoscono ciò che accade, che sanno. Io posso proporre un formato a partire dalla mia professione, dalla mia esperienza negli eventi artistici e dalla mia formazione accademica e teatrale, ma quanto sia vera quella performance o quell’azione, quella verità possono darla solo i performer, e io posso solo impararla da loro. In questa esperienza a Verona studio, imparo, e sono molto contenta, insieme alla mia collaboratrice Marlene Fantoni, che tra l’altro è della regione, di poter contare sulla saggezza dei partecipanti; senza questa saggezza la performance non sarebbe possibile.

Ph. Alice Brazzit
LL: Nel tuo lavoro l’azione collettiva apre spesso uno spazio in cui possono emergere nuove forme di relazione e di consapevolezza. Quale possibilità trasformativa attribuisci oggi a un gesto collettivo come Cittadini!?
DG: Credo fermamente che l’arte trasformi sempre, perché è una pratica libera, qualcosa a cui ogni persona ha diritto, come creatore o come fruitore: è un bene comune, ed è così che deve essere intesa. Noi che partecipiamo a questa performance troveremo insieme modi per esprimere ciò che pensiamo e ciò che crediamo debba essere comunicato con urgenza: l’importanza di una cittadinanza democratica inclusiva, l’importanza di non strappare diritti, ma di darli, e direi persino (parlo per me) che evochiamo la tradizione antifascista dell’Italia, quella che esige diritti civili per tutti. Credo che sia necessario affermarlo ogni giorno, la necessità di una democrazia inclusiva, ed è questa l’affermazione che si fa in Cittadini!, e questo atto affermativo ha un potere trasformativo.
Cittadini!
performance ideata da Dora García in collaborazione con Marlene Fantoni, a cura di Laura Lamonea.
La performance è realizzata grazie al sostegno di Acción Cultural Española (AC/E)
Palazzo Forti, Volto due Mori 4
Sabato 10 ottobre, ore 23.00