INVITO A VEDERE 2025
Il podcast di ArtVerona
Nasce un nuovo progetto di ArtVerona, il podcast Invito a Vedere, ideato e curato da Laura Lamonea e Tommaso Santagostino. Il titolo è un omaggio a Stelio Maria Martini, artista visivo e teorico la cui natura è sempre stata quella di abitare le zone di confine tra linguaggio, arte e pensiero. Un progetto di avvicinamento alla ventesima edizione di ArtVerona, in programma a Veronafiere dal 10 al 12 ottobre 2025, attraverso un racconto polifonico dell’ecosistema artistico, sociale e umano che oggi rende ancora possibile fare dell’arte un perno centrale della nostra società.
Uno strumento di ricerca attiva e partecipata nel contesto di ArtVerona che vuole promuovere la capacità dell’arte di esercitare un ruolo decisivo nella sperimentazione di linguaggi e nel sollecitare l’immaginario delle persone. Il podcast delinea un itinerario sincronico e armonico necessario per valorizzare le numerose componenti dell’universo dell’arte attraverso le voci dei protagonisti, con una speciale attenzione ai contesti fisici e ai luoghi dove l’arte rivela tutto il suo potenziale, al confine tra discipline, linguaggi e forme espressive.
Molte collezioni d’arte contemporanea nascono da incontri. Quella di Agnes e Frits Becht nasce così: in un bar dell’Aia, nei Paesi Bassi, alla fine degli anni ’50. Frits conosce gli artisti del suo tempo, del Nouveau Réalisme, della Pop Art, del minimalismo concettuale, e con la moglie iniziano ad acquistare opere non con l’idea di costruire una collezione, ma di vivere con l’arte. Il cuore di questa storia è nelle persone, nelle feste in casa durante le grandi mostre allo Stedelijk di Amsterdam, nella giovane Kusama, in Lucio Fontana, che chiede ad Agnes quale sia il suo colore preferito e poche settimane dopo le invia un taglio di quel colore. Oggi questo spirito continua con il figlio Brendan, che porta l’arte dentro la vita quotidiana nel suo ristorante milanese Zazà Ramen. Sulle due grandi pareti dietro i tavoli, le opere di grandi artisti – da David Tremlett a Nathalie Du Pasquier – appaiono e scompaiono, si integrano nell’esperienza di chi attraversa lo spazio. I wall painting e le installazioni site specific, come Untitled Cloth di Michele Lombardelli, diventano parte di una micro-comunità fondata sulla condivisione, sul cibo, sulla conversazione. L’ottava puntata di Invito a Vedere chiude la prima stagione ricordandoci che l’arte è relazione, esperienza vissuta, qualcosa che non si possiede, ma che ci attraversa.
Che forma ha una città? Non solo quella disegnata sulle mappe. Prende corpo nello sguardo di chi la vive, la attraversa, la reinventa.
In questa puntata, Invito a vedere esplora come l’arte contemporanea può farsi strumento per leggere e ridisegnare la città. Verona si svela così nel programma esterno della fiera d’arte contemporanea: un percorso che abita e trasforma spazi storici e inattesi. Dalla riapertura di Palazzo Forti alla potente installazione di Enrique Ramírez all’ex Dogana di Fiume; dalla Biblioteca Capitolare, al progetto Autogeografie ideato con gli studenti di un istituto superiore alla Rondella delle Boccare, fino al paesaggio sonoro It sounds like another word di Nicola Giuliani, che intreccia le varie tappe in un’unica esperienza d’ascolto e di visione.
Attraverso le voci di Maria Marinelli, Patrizia Nuzzo, Enrique Ramírez, Marta Cereda, Thomas Ba e Nicola Giuliani, la puntata è dedicata a Verona, abitata e raccontata.
Mancano pochissimi giorni all’apertura della ventesima edizione di ArtVerona (10–12 ottobre 2025), e in questa sesta puntata di Invito a Vedere ci prepariamo all’evento incontrando alcune delle persone che hanno contribuito a costruirlo. Il titolo CONVER_SIAMO richiama l’omonimo programma della fiera dedicato a talk, performance e incontri: uno spazio di relazione e scambio, in cui l’arte si racconta anche attraverso la parola.
Tommaso Santagostino e Laura Lamonea dialogano con i curatori e le curatrici delle sezioni e dei progetti speciali della fiera: un punto di vista interno e plurale su ciò che accade prima che una fiera prenda forma.
Intervengono in ordine di apparizione: Sara Benedetti, Leonardo Regano, Giulia Civardi, Elisa Ganivet, Sergio Breviario, Edizioni Brigantino (Valentina Lucchetti e Canedicoda), FRAB’S (Anna Frabotta).
Una fiera d’arte può sembrare, a prima vista, un sistema di stand, sezioni, percorsi. Ma dietro ogni allestimento, ogni scelta, ogni visione c’è un’intenzione. Questa puntata speciale di Invito a Vedere è un attraversamento tra le molteplici anime della ventesima edizione di ArtVerona, un invito a partecipare a questo ritmo invisibile che tiene insieme le parti.
La quinta puntata di Invito a Vedere è dedicata a Palazzo Maffei, uno dei pochi edifici barocchi di Verona che si affaccia su Piazza delle Erbe. Il palazzo ospita oggi la collezione Carlon e si configura come un progetto museale aperto al pubblico in cui la storia della città dialoga con la visione collezionistica di Luigi Carlon. Le voci della direttrice Vanessa Carlon e del gruppo di lavoro del museo ci raccontano la complessa trasformazione della collezione di famiglia in un percorso espositivo aperto al pubblico. L’allestimento delle oltre 700 opere è stato affidato a Gabriella Belli, storica dell’arte e museologa. Grazie alla sua cura scientifica, attraversando le ventinove sale di Palazzo Maffei percepiamo l’arte come un continuum che mette in relazione epoche lontane, superando la rigida sequenza cronologica. Un luogo dove l’antico parla al moderno e viceversa, rimettendo in circolo stili, linguaggi e tensioni formali.
Nel 2025 lo studio CamerAnebbia ha realizzato una video-installazione dal titolo Aeterna Mente, visitabile in una delle sale del museo. Un paesaggio composto da documenti d’archivio che permette ai visitatori di ripercorrere la storia del palazzo e delle opere, soffermandosi sugli aspetti più interessanti della collezione e di un edificio che il restauro ha restituito alla città.
In questa quarta puntata di Invito a vedere, entriamo nella vita e nel pensiero di Giorgio Fasol, figura chiave del collezionismo d’arte contemporanea in Italia, che ha dato vita insieme a sua moglie Anna Pedron alla collezione AGI Verona Collection.
Attraverso i suoi aneddoti emerge uno spirito collezionistico guidato da un’emozione immediata, una scintilla, come lui stesso ama definirla. L’intuito visionario di Fasol ha anticipato spesso le traiettorie del sistema dell’arte, con l’obiettivo di promuovere la cultura e sostenere i giovani artisti. La sua collezione è un invito ad ascoltare il presente come gesto di fiducia verso il futuro.
Questa traiettoria l’ha condotto fino all’esperienza pionieristica della donazione all’Università di Verona di oltre cento opere della collezione, dando vita a marzo del 2025 al Museo del Contemporaneo. Le voci della docente Monica Molteni e della ricercatrice Jessica Bianchera dell’Università di Verona, ci raccontano la genesi e l’evoluzione del progetto, avviato nel 2019.
In questo episodio di Invito a vedere ci addentriamo nella storia straordinaria di Bonotto, manifattura tessile nata ad inizio Novecento e divenuta, a partire dagli anni ’70, un crocevia internazionale tra arte, industria e avanguardia. La Collezione Bonotto, oggi tra le più importanti al mondo per il movimento Fluxus e le pratiche intermediali, custodisce oltre 25.000 documenti, opere e testimonianze dell’avanguardia verbovisiva.
Attraverso la voce di Patrizio Peterlini, archivista e direttore della Fondazione, percorriamo le sale dell’archivio, la biblioteca e i reparti produttivi dell’azienda, scoprendo come i legami d’amicizia tra la famiglia Bonotto e gli artisti abbiano generato un dialogo continuo tra creatività e impresa. Ospite speciale Julien Blaine, artista e poeta visivo noto per il suo lavoro a cavallo tra linguaggio, corpo e scrittura, che ci regala la sua testimonianza diretta dell’approccio autentico di Bonotto. Tra le macchine tessili e le installazioni emerge una visione che continua a nutrire l’immaginario contemporaneo in cui l’arte si intreccia con il lavoro artigiano e l’impresa si fa spazio di creazione: una “fabbrica di pensiero”, come amava definirla Luigi Bonotto.
Il secondo episodio Avete detto video? ci conduce nel mondo di Seven Gravity Collection: un collettivo composto da sette appassionati che dal 2013 colleziona esclusivamente videoarte. Un caso di mecenatismo unico nel suo genere nel panorama italiano e internazionale. Con la loro pratica, che si è progressivamente aperta anche alla co-produzione di opere, i Seven Gravity rappresentano oggi un esempio di collezionismo attivo, capace di alimentare il tessuto artistico a partire dalla relazione tra i membri stessi del gruppo e dal rapporto con gli artisti, i musei, le gallerie, le fiere.
Il titolo della puntata è un riferimento al critico Philippe Dubois, che mette in luce la ricchezza del termine “video”, non solo come tecnologia o formato, ma come parola che racchiude un’intera dimensione percettiva: quella del guardare. Attraverso le voci di tre collezionisti del gruppo e dell’artista Elena Mazzi rifletteremo insieme su cosa significhi oggi collezionare e sostenere l’arte video.
Protagonisti della prima puntata, in programma giovedì 13 marzo, Duccio Dogheria, ricercatore all’Archivio del ‘900 al Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e Giammarino Battistella, collezionista. Il titolo Di pari passo prende le mosse da una citazione del collezionista Paolo Dalla Grazia, la cui prestigiosa collezione dell’Archivio Nuova Scrittura (ANS) è esposta al Mart di Rovereto.
Tema centrale della puntata è la ripresa delle fila della storia del verbovisuale italiano attraverso le testimonianze di ricercatori, archivisti, collezionisti e storici dell’arte con l’obiettivo di riflettere sull’eredità di questo movimento ancora estremamente vivida, non solo per il valore artistico, ma anche per l’emblematica rottura che negli anni ‘70 e ‘80 i suoi esponenti seppero compiere nei confronti del mercato dell’arte e della società. In particolare, la storia della Nuova Scrittura ci riporta a uno strettissimo legame con un’epoca ricca di movimenti e luoghi culturali, uno su tutti il Mercato del Sale a Milano, in cui si aggregarono le istanze più sperimentali e di rottura rispetto all’establishment e al mercato dell’arte.